Liberté, Égalité, Fraternité?

Liberté, Égalité, Fraternité

Recentemente mi sono ritrovata ad assistere a una recita scolastica.

In realtà, definirla semplicemente una recita mi sembra riduttivo perché, al di là di qualche inevitabile inconveniente tecnico non imputabile ai piccoli attori, la trasposizione dell’opera è stata un vero e proprio spettacolo teatrale.

Non entrerò nei dettagli dell’evento, perché ciò che desidero mettere sotto i riflettori è un’altra questione.

Mentre assistevo alle diverse esibizioni, un pensiero che negli anni si è affacciato più volte alla mia mente è tornato a farsi sentire con particolare insistenza. Gli occhi pieni di vita e di entusiasmo, i sorrisi sinceri, i volti sereni e autentici di ciascun giovane interprete suscitavano in me un crescente senso di responsabilità, accompagnato da una sottile inquietudine.

Come individuo appartenente a questo popolo, come essere umano, come adulto, che cosa sto contribuendo a lasciare alle nuove generazioni, insieme a tutti gli altri adulti della mia comunità?

Forse un insieme di frammenti e macerie di quei diritti umani che continuiamo a proclamare fondamentali?

Ho la sensazione che stiamo cercando di trasmettere ai più giovani valori come la legalità, l’onestà, l’uguaglianza, il rispetto reciproco, la lotta contro il bullismo e, più in generale, contro ogni forma di ingiustizia sociale. Principi meravigliosi, capaci di rendere l’essere umano realmente umano. Eppure temo che troppo spesso questi ideali restino confinati alle parole, senza trovare un riscontro concreto nei fatti, osservando la direzione che la nostra società sembra aver intrapreso.

Come possiamo sperare di radicare tali valori nelle coscienze dei giovani se i primi a tradire questa promessa rischiamo di essere proprio noi adulti? Noi che, attivamente o passivamente, non abbiamo fatto — e forse non stiamo facendo — abbastanza per consegnare loro un mondo più giusto, più equo e più pacifico.

Le continue minacce di guerre, carestie, pandemie e crisi hanno forse reso l’uomo più individualista, più egoista, più opportunista?

Se così fosse, allora il volto dell’ipocrisia sarebbe oggi più presente e tangibile che mai: quello di una società che insegna determinati valori, ma troppo spesso fatica a incarnarli.

Fonte immagine: www.magnific.com

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