La Ribellulla, il volo libero della libellula

La ribellula, il volo libero della libellula

Ho visto una libellula volare attorno a un recinto immaginario.

Volava all’impazzata dentro un piccolo piazzale ovale, nel cuore di un grande parco cittadino. Il perimetro era delimitato da semplici ringhiere, alte appena quanto bastava per segnare uno spazio. Ma quello spazio era tutt’altro che chiuso: era aperto al cielo e, lungo la ringhiera, c’erano diverse aperture attraverso cui i bambini entravano per pattinare, disegnare, giocare, inventare mondi.

La libellula, però, quelle aperture sembrava non vederle.

Continuava a volare avanti e indietro, seguendo il confine come se fosse una barriera invalicabile.

Quell’immagine mi ha fatto pensare a quanti recinti invisibili accettiamo ogni giorno senza nemmeno chiederci se siano reali. Sono fatti di aspettative, convenzioni, paure, abitudini. Del “si è sempre fatto così”, di ciò che la società considera giusto, possibile, normale.

E finiamo per confondere ciò che è con ciò che ci è stato insegnato che debba essere.

A volte non ci manca una via d’uscita. Ci manca semplicemente la capacità — o il coraggio — di riconoscerla.

La libellula continuava a cercare il cielo, quando già ci stava volando attraverso.

E quel volo spasmodico è stato la scintilla della consapevolezza che la rivoluzione nasce innanzitutto dentro di noi.

Nasce quando cominciamo a mettere in discussione le gabbie mentali, i limiti e i costrutti sociali che, prima ancora degli altri, siamo noi ad accettare.

Non sempre abbiamo la possibilità di scegliere ciò che ci accade, né le condizioni in cui viviamo. Ma possiamo, quando ne abbiamo la possibilità, scegliere quanto lasciare che ciò che ci circonda definisca ciò che siamo e ciò che possiamo diventare.

La concezione della libertà inizia dalla capacità di riconoscere il recinto, di accorgerci che alcune sbarre sono soltanto nella nostra mente e, quando esiste un’apertura, trovare il coraggio di attraversarla.

Fonte immagine: www.pixabay.com

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